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Per secoli siamo andati alla ricerca di territori e luoghi che potessero meglio rispondere alle nostre esigenze fisiche e spirituali, che potessero garantirci di sopravvivere e dare spiegazione del nostro vivere, in un incessante avvicendamento tra territorializzazione e umanizzazione del mondo naturale. In origine è nel compito divino la genesi della politica di costruire e abitare il mondo dell’uomo: “ […] in questo sacro cosmo, vivente ed interconnesso intorno al suo centro, in cui cielo e terra si rispondono con cura e pietas, costruire ed abitare significa adempiere ad un compito sacro, rispondere al comando del Dio prendendosi cura della terra[…] (cit. da Il libro dei luoghi – Giovanni Ferraro). E’ il verbo divino che ordina i luoghi e gli spazi sacri dove erigere templi e costruire nuovi insediamenti.

Con il progressivo avvento della tecnica e dell’appropriazione fisica del mondo da parte del sapere deterministico, prende via il processo di progressiva desacralizzazione dello spazio. Processo irreversibile con il quale si afferma la techne dell’abitare: […] i luoghi ormai, non si rivelano più con la loro voce sempre ambigua e sempre rischiosa da interpretare. Non saranno più scoperti nella loro aura misteriosa e irripetibile. Saranno scelti […] (cit. da Il libro dei luoghi – Giovanni Ferraro). È ora la salubrità dei territori la prerogativa per l’avviamento della vita urbana, della sua rispondenza con le necessità fisiche e spirituali dei suoi abitanti. E’ l’inizio della modellazione e della traslabilità della spiritualità e dei suoi luoghi. Ora misurabile, il luogo diventa spazio. Lo spazio sancisce l’indifferenza al luogo. Il luogo non esiste più. Ne esistono simulacri, spazi estetizzati tecnicamente replicabili.

Oggi la replicabilità sta nella lunga serie di architetture e spazi urbani griffati che, di città in città, di paese in paese, sono tutti uguali. Nel loro scintillante biancheggiare hanno la pretesa di voler essere fautori di una rinnovata sacralità dello spazio. Si erigono a patronus di spazi da purificare, ma sono semplicemente altari di nessuno.