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Ivan De Blasis

TAV_0_96Cos’è il paesaggio? Si può non considerare il tema del paesaggio come prioritario per lo sviluppo di un territorio e punto cardine degli strumenti urbanistici alle diverse scale? Come dovrebbe essere affrontato? Le risposte sono tutt’altro che ovvie e le domande più che legittime se si tiene in considerazione il lungo dibattito culturale intorno al quale ruota la tematica. Ci si può soffermare sulla definizione di cosa sia? E’ una realtà fisica o percettiva? Oppure è entrambe? Comunque la si voglia mettere è indubbiamente un prodotto culturale. Pare meno ovvio chiedersi se sia il prodotto finito o il suo processo produttivo. Considerarlo prodotto finito significa trovarsi di fronte a qualcosa di concluso e conclusivo. Diversamente, considerarlo un processo, significherebbe trovarsi di fronte a qualcosa di parzialmente definito ma, dinamico, in evoluzione. Come prodotto culturale è sicuramente un dato storico.

Tutto sta nel considerarlo “fatto” o “farsi”. Potremmo dire che è entrambi, di certo, il “fatto” è un dato storicizzato, il “farsi”, la sua evoluzione. Quindi, perché scinderli? L’averlo considerato come mero fatto storico, insieme ad una visione estetizzante, ha portato alle distorsioni  normative secondo cui solamente alcune parti di territorio, o alcuni dei suoi elementi, possono essere considerati di un certo “valore”, di fatto, condannandoli ad un eterno autoreferenzialismo; realtà atopiche planate sul territorio.

D’altra parte, il non considerarlo come farsi lo ha scisso dalle sue relazioni con i contesti locali e sovra-locali. Una totale perdita di orientamento. Anche l’attuale estensione del concetto di paesaggio a tutto il territorio, non libera il campo da distorsioni interpretative; distorsioni prodotte in alcuni piani, dove spesso il paesaggio è un’appendice dell’uso del suolo e prerogativa di spazi aperti categorizzati e omogeneizzati per valori del tutto soggettivi, o semplicemente per caratteristiche oggettive. Queste ultime sono sicuramente un punto di partenza, perché spiegano il rapporto tra spazio e società. Non deve però essere questo il punto di arrivo.

Tali caratteristiche andrebbero lette e valutate per le loro relazioni contestuali. Insomma, il paesaggio va letto come sistema relazionale, indagato come processo di continua stratificazione e manifestazione delle tensioni socio-economiche e delle loro relazioni nello spazio e nel tempo. La conoscenza del processo ci permette di arrivare al senso delle trasformazioni e individuare le loro prerogative, predisponendo così il paesaggio a supporto utile per orientare le scelte di sviluppo di un territorio, più che come prova della validità culturale del piano urbanistico che, spesso, e con molta presunzione, finisce col farlo oggetto di pianificazione.

Al contrario, la pianificazione deve cercare di interpretare e influenzare tale processo orientando le trasformazioni, rileggendo, riorganizzando e/o cercando nuove relazioni in un quadro di complessiva sostenibilità sociale, economica, ecologica e funzionale. Sotto quest’ottica è stato sviluppato lo studio e la successiva proposta di assetto per il territorio comunale di Guidonia – Montecelio.

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